Le rane - Mo Yan

Le rane

By Mo Yan

  • Release Date: 2013-04-30
  • Genre: Fiction & Literature
  • Size: 976.38 KB

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Tutti i bambini della regione di Gaomi sono venuti al mondo grazie alle cure e alla sapienza delle mani di Wan Xin, l'unica levatrice della zona. Il suo è un talento naturale che in breve tempo la trasforma nell'amata custode dei segreti della maternità.
Ma quando, a metà degli anni Sessanta, il partito è preoccupato per l'esplosione demografica e decide di porvi rimedio, Wan Xin diventa la severa vestale della politica per il controllo delle nascite imposta dal regime e si applica a praticare aborti e vasectomie con lo stesso zelo con cui portava nel mondo nuove vite. Col passare degli anni la campagna per il controllo demografico acquista un carattere di violenza repressiva a cui la stessa Wan Xin non riesce a sottrarsi: in un drammatico inseguimento, una donna partorisce su di una zattera in mezzo al fiume pur di salvare la vita al figlio. Quando all'inizio degli anni Novanta, la stretta del regime si allenta, Wan Xin vede crollare i motivi e gli ideali in cui aveva creduto e con cui aveva messo a tacere la sua coscienza. Finché, in una drammatica notte, tornando a casa, si smarrisce in una zona paludosa: il gracidare delle rane le ricorda il pianto dei bambini mai nati, i corpi gelidi degli animali, come piccoli feti abortiti, la circondano, la ricoprono, spingendola a un ripensamento di tutta la sua vita.
Con Le rane Mo Yan ha saputo raccontare un intero paese, colto in un passaggio storico: e lo ha fatto grazie a una donna straordinaria. Wan Xin è un personaggio epico e tragico, le cui scelte e decisioni sono complesse, controverse, spesso discutibili: perché complesso e sofferto è il giudizio di Mo Yan sul suo paese.

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«Mai Nobel è stato piú meritato di questo».

«Corriere della Sera»

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«Mo Yan è un mostro. Ha divorato tutto: il romanzo occidentale, la tradizione cinese, il teatro popolare, l'opera buffa... Per altri scrittori potrebbe essere un rischio, ma non per lui: l'Accademia svedese non si è sbagliata a premiarlo».

«Le Nouvel Observateur»

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